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Codice a barre per prodotti alimentari: come ottenerlo e stamparlo leggibile

Codice a barre per alimenti: vasetto e bottiglia con etichette bianche, logo StickyAttack e titolo della guida

Il codice a barre sui prodotti alimentari non è obbligatorio per legge, ma senza quasi nessun supermercato, distributore o marketplace accetta il tuo prodotto. In Italia il codice valido è l’EAN rilasciato da GS1 Italy: lo ottieni aderendo, lo assegni a ogni prodotto e lo stampi in etichetta rispettando misure, margini e colori, altrimenti la cassa non lo legge. Qui trovi i passi per ottenerlo, quanto costa, perché non conviene comprarlo da un rivenditore, le misure minime, come preparare il file per la stampa e cosa cambia con i codici 2D entro il 2027.

Cos’è il codice EAN e come è fatto

Il codice EAN, oggi chiamato anche GTIN-13, è un numero di 13 cifre che identifica un prodotto in modo univoco in tutto il mondo. Le barre sono solo il modo di scriverlo perché lo legga uno scanner: sotto c’è sempre il numero in chiaro.

Le 13 cifre hanno tre parti:

ParteCosa indicaChi la decide
Prefisso aziendale GS1la tua aziendaGS1 Italy, quando aderisci
Codice prodottola singola referenzatu, in modo progressivo
Cifra di controllol’ultima cifra, serve a verificare che il numero sia letto benesi calcola in automatico

Per le confezioni molto piccole esiste anche l’EAN-8, a 8 cifre. Non si crea da soli: lo assegna GS1 Italy su richiesta, e dal 2018 prevede un canone annuale.

Il codice a barre dice da dove viene il prodotto?

No. I codici rilasciati da GS1 Italy cominciano con 80, 81, 82 o 83, ma il prefisso indica solo l’organizzazione GS1 che ha rilasciato il codice all’azienda, non il paese in cui il prodotto è stato fatto. La Guida pratica di GS1 Italy lo scrive chiaramente: il prefisso non indica l’origine né la provenienza del prodotto. Un’azienda italiana può produrre all’estero con un codice che inizia per 80, e un’azienda estera può vendere in Italia un prodotto fatto qui con il suo prefisso. Per l’origine vale solo quello che c’è scritto in etichetta.

Come ottenere il codice a barre per i tuoi prodotti

In Italia l’unico ente autorizzato a rilasciare i prefissi aziendali è GS1 Italy. I passi sono quattro.

  1. Aderisci a GS1 Italy. Puoi farlo direttamente oppure tramite IBC, l’associazione delle industrie di beni di consumo, se sei un produttore artigianale, industriale o agricolo. Con l’adesione ricevi un prefisso aziendale, con cui creare fino a 1.000 codici, e l’accesso a Codifico, lo strumento online per generarli.
  2. Assegna un codice a ogni prodotto. Ogni referenza ha il suo codice: due vasetti di marmellata da 250 g, uno di fragole e uno di albicocche, hanno due codici diversi. Serve un codice nuovo anche quando cambiano la composizione, il marchio, il formato o il tipo di confezione.
  3. Genera il simbolo a barre. Con Codifico, dall’area riservata di GS1 Italy, oppure con un programma dedicato. Esportalo in vettoriale (vedi più avanti).
  4. Comunica i codici ai tuoi clienti. Supermercati e distributori ti chiedono il codice di ogni prodotto per caricarlo nei loro sistemi.

Quanto costa. La quota dipende dal fatturato annuo. Per la classe più bassa, fatturato fino a 500.000 €, il listino di GS1 Italy indica 300 € di iscrizione, solo il primo anno, e 110 € di contributo annuale, che si paga anche il primo anno. Le classi successive costano di più. Verifica il listino aggiornato sul sito di GS1 Italy prima di aderire.

Si può comprare un codice EAN da un rivenditore?

In rete si trovano siti che vendono singoli codici EAN a poche decine di euro. Sono numeri che fanno parte del prefisso di un’altra azienda: nella banca dati GS1 non risultano intestati a te. Il codice può funzionare in una cassa, ma la GDO e diversi marketplace controllano il titolare del codice, e un prodotto che risulta di qualcun altro rischia di essere rifiutato. Se il tuo prodotto finisce in un supermercato, un distributore o un grande marketplace, conviene partire dal prefisso tuo.

Misure minime del codice EAN-13

Le misure del codice EAN-13 sono fissate dalle specifiche GS1. La dimensione nominale, cioè al 100%, è 37,29 × 25,93 mm, con il margine bianco ai lati e le cifre sotto le barre. Puoi ridurla o ingrandirla, ma solo fra l’80% e il 200%.

IngrandimentoLarghezza, margini compresiAltezza delle barreAltezza con le cifre (circa)
80% (minimo)29,83 mm18,28 mm20,7 mm
100% (nominale)37,29 mm22,85 mm25,9 mm
150%55,94 mm34,28 mm38,9 mm
200% (massimo)74,58 mm45,70 mm51,9 mm

Tre regole che sulle etichette piccole vengono violate spesso:

  • Non abbassare le barre per risparmiare spazio. Il “troncamento”, cioè ridurre l’altezza senza ridurre la larghezza, non è ammesso dalle specifiche dell’EAN. Se il codice non ci sta, riducilo in proporzione, fino all’80%.
  • Lascia libere le zone di rispetto. Al 100% servono almeno 3,63 mm di bianco a sinistra e 2,31 mm a destra delle barre. Niente testo, bordi o grafica in quello spazio.
  • Tieni il codice lontano dal bordo di taglio. GS1 indica fra gli errori più frequenti il codice troppo vicino al bordo dell’etichetta e quello avvolto attorno al prodotto o vicino agli angoli.

Cosa vuol dire sulle nostre misure: il codice all’80% occupa circa 3 × 2,1 cm. Su un’etichetta dedicata solo al codice, 5 × 3 cm è il minimo per lasciare un margine ragionevole intorno. Se il codice sta sulla retroetichetta insieme agli altri dati, riservagli uno spazio di almeno 4 × 3 cm, sulla parte più piatta del contenitore. Le misure dei contenitori più comuni sono nella guida alle dimensioni delle etichette per bottiglie e barattoli.

Colori e materiali: cosa legge lo scanner

Lo scanner legge il contrasto fra barre e spazi, con una luce rossa. Per questo la combinazione ideale, dice GS1 Italy, è barre nere su sfondo bianco: in generale, barre scure su fondo chiaro.

Fra le cause più comuni di mancata lettura GS1 Italy indica:

  • barre rosse o arancioni: con la luce rossa dello scanner spariscono;
  • barre bianche su sfondo scuro: il contrasto è invertito;
  • materiali trasparenti o semitrasparenti: lo sfondo diventa il colore del prodotto dietro l’etichetta;
  • superfici metalliche come sfondo: riflettono la luce e abbassano il contrasto.

Sulle etichette alimentari, quindi, scegli un materiale bianco e opaco per la zona del codice: la carta patinata o il poliestere bianco lucido, che regge meglio umidità e condensa. Sulla carta vergata la superficie rigata può disturbare le barre più sottili: fai una prova di lettura prima della tiratura. Evita il poliestere trasparente, le finiture oro, argento, olografiche e i fondi scuri per la parte dove sta il codice.

Come preparare il file per la stampa: sempre in vettoriale

Il codice a barre è fatto di barre larghe frazioni di millimetro: al 100% la barra più sottile misura 0,33 mm. Se le barre si allargano o si restringono anche di poco, lo scanner può leggere un numero sbagliato o non leggerlo affatto.

Per questo il codice va consegnato in formato vettoriale, cioè come PDF vettoriale o SVG. Un file vettoriale descrive le barre come forme geometriche: restano nette e della larghezza giusta a qualsiasi misura. Un’immagine PNG o JPG è fatta di pixel: se la ingrandisci o la rimpicciolisci, i bordi delle barre si sfumano.

Quattro accorgimenti quando impagini:

  • Inserisci il codice alla misura finale, senza ridimensionarlo dopo nel programma di grafica.
  • Non trasformare il codice in immagine quando esporti il PDF: lascialo vettoriale.
  • Barre in nero pieno, non in quadricromia: un nero composto da quattro colori può avere i bordi meno netti.
  • Se hai solo un PNG, usalo alla dimensione esatta di stampa e ad alta risoluzione. È una seconda scelta: il vettoriale resta il formato giusto.

Sulle nostre etichette i codici a barre forniti in vettoriale escono nitidi e ad alta definizione. Nel configuratore puoi caricare PDF e SVG; prima della stampa ricevi un’anteprima gratuita per controllare posizione, misura e margini del codice. Se il codice ce l’hai ma non sai dove metterlo, il reparto grafico ti aiuta a impaginarlo insieme agli altri testi dell’etichetta.

Prova la lettura prima della tiratura

Una volta stampato, il codice va provato su un oggetto vero, non sullo schermo. Prima di un ordine grande, ordina i campioni personalizzati: 5 adesivi con la tua grafica a 2,99 €. Attaccane uno sul contenitore reale e leggilo con un lettore di codici o con un’app. Se devi consegnare a una catena della GDO, chiedi se pretende una verifica formale: GS1 Italy offre un servizio di verifica dei codici a barre secondo la norma ISO/IEC 15416.

Codici 2D e QR code GS1: cosa cambia entro il 2027

GS1 sta portando i punti vendita a leggere, oltre al codice a barre lineare, anche i codici 2D: il QR code standard GS1, costruito con GS1 Digital Link, e il GS1 DataMatrix. L’obiettivo è che le casse di tutto il mondo li leggano entro la fine del 2027. In un codice 2D possono stare, oltre al codice del prodotto, anche il lotto, la scadenza e un collegamento a informazioni online.

Per chi stampa le etichette adesso, la regola è semplice: l’EAN-13 resta. Durante la transizione la Guida GS1 Italy raccomanda di affiancare il simbolo 2D all’EAN-13, con lo stesso codice prodotto dentro. Non togliere il codice a barre per mettere al suo posto un QR.

Attenzione: un QR code qualsiasi che porta al tuo sito non è un QR code standard GS1 e non sostituisce l’EAN. Se ti serve un QR per marketing o informazioni al cliente, le regole di misura sono nella guida alla dimensione minima di un QR code.

Domande frequenti

Il codice a barre è obbligatorio sui prodotti alimentari?

No, nessuna legge lo impone. GS1 Italy lo definisce un linguaggio comune che le aziende scelgono volontariamente. Nella pratica lo chiedono quasi tutti: supermercati, distributori, grossisti e marketplace. Se vendi solo in azienda, ai mercati o nel tuo negozio, puoi farne a meno.

Quanto deve essere piccolo, al minimo, un codice a barre EAN?

Il codice EAN-13 può scendere fino all’80% della dimensione nominale: circa 29,8 mm di larghezza, margini compresi, e 20,7 mm di altezza con le cifre. Sotto non è ammesso, e non si possono accorciare solo le barre. Per i prodotti molto piccoli esiste l’EAN-8, da chiedere a GS1 Italy.

Che formato devo mandare per stampare il codice a barre?

Un file vettoriale: PDF vettoriale o SVG, con il codice già alla misura finale e le barre in nero pieno. Un PNG funziona solo se è ad alta risoluzione e alla dimensione esatta di stampa, ma è meno sicuro.

Su quale materiale si legge meglio il codice a barre?

Su un fondo bianco e opaco: carta patinata o poliestere bianco. Trasparenti, metallizzati come oro e argento, olografici e fondi scuri sono fra le cause più comuni di mancata lettura indicate da GS1.

Se cambio la ricetta o la confezione devo cambiare codice?

Sì, se cambia qualcosa che rende il prodotto diverso: composizione o varietà, marchio, peso o formato, tipo di confezione. Una variante di gusto o un nuovo formato hanno sempre un codice proprio.

In breve

Per mettere il codice a barre su un prodotto alimentare aderisci a GS1 Italy, che ti dà un prefisso con cui creare fino a 1.000 codici, e assegnane uno a ogni prodotto e variante. Evita i codici comprati da rivenditori se vendi alla GDO o sui marketplace. In etichetta tieni il codice fra l’80% e il 200% della misura nominale, senza accorciare le barre, con i margini bianchi liberi, barre nere su fondo bianco e lontano dai bordi. Consegna il file in vettoriale, prova la lettura su un campione e, se aggiungi un QR code GS1, lascialo accanto all’EAN. Quando la grafica è pronta, scegli le etichette per il tuo prodotto: barattoli, olio, birra o le altre etichette personalizzate.