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Etichettatura dell’olio extravergine di oliva: cosa scrivere in etichetta

Etichettatura olio oliva: fronte e retro di una bottiglia di olio extravergine con le indicazioni obbligatorie

L’etichettatura dell’olio di oliva extravergine chiede fino a dodici informazioni: la denominazione, una frase fissa sulla categoria, l’origine, la quantità, la campagna di raccolta, il termine minimo di conservazione, come conservarlo, chi lo vende, la sede dello stabilimento, il lotto, la tabella nutrizionale e le indicazioni per smaltire la confezione. Alcune devono stare sul fronte, le altre possono andare sul retro, e tutte hanno una misura minima dei caratteri. Qui trovi l’elenco con un esempio per ciascuna, le regole su origine e campagna di raccolta, la novità del 2026 sulle miscele e come far stare tutto su una bottiglia.

Questa è una guida pratica per chi prepara l’etichetta, non una consulenza legale. Le regole sono aggiornate a ottobre 2026. Prima di stampare verifica sempre la normativa vigente e gli obblighi del tuo prodotto, per esempio sulla Guida pratica all’etichettatura degli oli d’oliva dell’ICQRF o con la tua associazione di categoria.

Cosa deve contenere l’etichetta dell’olio extravergine di oliva

Le regole vengono da due testi europei: il Regolamento (UE) 1169/2011, che vale per tutti gli alimenti, e il Regolamento delegato (UE) 2022/2104, dedicato agli oli di oliva. A questi si aggiungono alcune norme italiane, come quella sulla sede dello stabilimento e quella sull’etichettatura ambientale.

IndicazioneCome si scrive (esempio)Dove va
Denominazione“Olio extra vergine di oliva”campo visivo principale, insieme all’origine
Categoria“Olio di oliva di categoria superiore ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”dove vuoi, in modo chiaro e indelebile
Origine“Italia” oppure “Olio italiano”campo visivo principale, insieme alla denominazione
Quantità netta“0,75 l” oppure “500 ml”stesso campo visivo della denominazione
Campagna di raccolta“Campagna di raccolta 2026/2027”prima del termine minimo di conservazione
Termine minimo di conservazione“Da consumarsi preferibilmente entro fine marzo 2028”dove vuoi
Conservazione“Conservare al riparo dalla luce e da fonti di calore”dove vuoi
Responsabilenome o ragione sociale e indirizzo di chi vende l’olio con il proprio nomedove vuoi
Sede dello stabilimentoindirizzo dello stabilimento di confezionamento, se diverso da quello del responsabiledove vuoi
Lotto“L 26/01”dove vuoi, anche fuori dall’etichetta
Dichiarazione nutrizionaletabella per 100 ml o per 100 gdove vuoi
Etichettatura ambientalecodice del materiale e indicazioni per la raccolta differenziataetichetta o confezione

Due righe creano più dubbi delle altre.

La frase sulla categoria non è un’aggiunta facoltativa. Va scritta così com’è, per intero, accanto o sotto il resto delle informazioni. Per l’olio vergine cambia: “olio di oliva ottenuto direttamente dalle olive e unicamente mediante procedimenti meccanici”. Manca solo “di categoria superiore”, ed è proprio su questa differenza che si basa la novità del 2026 (la trovi più avanti).

Il responsabile è chi mette il proprio nome sulla bottiglia. Se fai frangere le tue olive in un frantoio e vendi l’olio con il marchio della tua azienda agricola, il responsabile sei tu. Il frantoio compare solo come sede dello stabilimento, se è lì che l’olio viene imbottigliato.

Cosa va sul fronte e cosa sul retro

Le regole parlano di campo visivo, non di fronte e retro. Il campo visivo è tutto quello che leggi di una confezione senza girarla. Il campo visivo principale è quello che il cliente vede per primo: sulla bottiglia, di solito, l’etichetta frontale.

Per l’olio i vincoli sono tre:

  1. Denominazione e origine stanno insieme nel campo visivo principale, per intero e con caratteri dello stesso stile. “Olio extra vergine di oliva” su una riga e “Italia” nascosto in un angolo del retro non va bene.
  2. La quantità netta sta nello stesso campo visivo della denominazione. In pratica, sul fronte.
  3. Tutto il resto può andare sul retro: categoria, campagna, termine minimo, conservazione, responsabile, sede, lotto, tabella nutrizionale ed etichettatura ambientale.

È una differenza importante rispetto al vino, dove il blocco delle informazioni obbligatorie va tenuto insieme nello stesso campo visivo (lo spieghiamo nella guida alla retroetichetta del vino). Sull’olio hai più libertà, e di solito si usa così: sul fronte marchio, denominazione, origine e quantità; sul retro il blocco tecnico.

Quanto devono essere grandi le scritte

Le informazioni obbligatorie vanno stampate con caratteri la cui altezza della x è di almeno 1,2 mm. La x è la lettera minuscola senza aste: si misura lei, non il corpo del font. Se la superficie più grande della confezione è inferiore a 80 cm² basta 0,9 mm, ma su una normale bottiglia d’olio succede di rado.

A seconda del carattere, 1,2 mm di x corrispondono a circa 6–7 punti tipografici. I caratteri con la x piccola, come molti serif classici, vanno impostati più grandi per arrivare alla stessa misura.

Per la quantità c’è una regola in più, che riguarda le cifre:

ContenutoAltezza minima delle cifre
fino a 50 ml2 mm
oltre 50 e fino a 200 ml3 mm
oltre 200 ml e fino a 1 litro4 mm
oltre 1 litro (latte da 3 o 5 litri)6 mm

Su una bottiglia da 0,5 o 0,75 l, quindi, “0,75 l” va scritto con cifre alte almeno 4 mm.

Origine: come scriverla e cosa non puoi scrivere

L’origine è obbligatoria per l’olio extravergine e per l’olio vergine. Corrisponde al luogo in cui le olive sono state raccolte e a quello in cui si trova il frantoio.

  • Raccolta e frangitura nello stesso Paese: basta il nome dello Stato. “Italia”, “olio italiano” o “prodotto italiano” sono le forme più usate.
  • Raccolta e frangitura in Paesi diversi: la formula è fissa, per esempio “Olio extra vergine di oliva ottenuto in Italia da olive raccolte in Spagna”.
  • Miscele di oli di provenienze diverse: si usa una delle tre diciture previste, cioè “miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea”, “miscela di oli di oliva non originari dell’Unione europea” oppure “miscela di oli di oliva originari dell’Unione europea e non originari dell’Unione europea”. In Italia l’origine delle miscele va stampata con un colore che risalti chiaramente sullo sfondo.
  • DOP e IGP: al posto dello Stato si usa la denominazione protetta, secondo il disciplinare.

Una regola che sorprende molti piccoli produttori: come indicazione d’origine non puoi usare la regione, la provincia o il comune. Una dicitura come “olio marchigiano” (è l’esempio della guida ICQRF) non è ammessa: il nome di un territorio più piccolo dello Stato compare solo come nome di una DOP o IGP registrata, per esempio Toscano IGP, e solo sull’olio certificato. L’indirizzo della tua azienda resta, perché è un’informazione diversa.

Campagna di raccolta e termine minimo di conservazione

La campagna di raccolta può comparire solo sull’extravergine e sul vergine, e solo se tutto l’olio della bottiglia viene da quella raccolta. In Italia, per l’olio venduto sul mercato nazionale, in quel caso va indicata. Le forme ammesse sono due: la campagna di commercializzazione, come “Campagna di raccolta 2026/2027”, oppure il mese e l’anno della raccolta, come “ottobre 2026”. Va scritta prima del termine minimo di conservazione, di solito sulla stessa riga. Se nella bottiglia c’è olio di due annate, non si indica.

Il termine minimo di conservazione si scrive con una formula fissa: “da consumarsi preferibilmente entro il…” seguito dal giorno, oppure “entro fine…” seguito da mese e anno. La legge non fissa una durata: la decide chi confeziona. Scegli una data entro cui sei sicuro che l’olio mantenga le caratteristiche dell’extravergine.

Accanto va la frase sulla conservazione, obbligatoria per l’olio: “conservare al riparo dalla luce e da fonti di calore” o una formula equivalente.

La novità del 2026: le miscele di extravergine e vergine

Con la circolare n. 0347821 del 16 luglio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 luglio, il Ministero dell’agricoltura ha stabilito che un olio ottenuto miscelando extravergine e vergine non può più essere venduto in Italia come extravergine. Va classificato ed etichettato nella categoria inferiore, come “olio di oliva vergine”, anche se il vergine nella miscela è poco.

Il Ministero motiva la scelta con la frase sulla categoria vista sopra: “di categoria superiore” promette al consumatore una qualità che la miscela non garantisce. L’olio già confezionato prima della pubblicazione si può vendere fino a esaurimento delle scorte. Con un chiarimento dell’11 agosto 2026 il Ministero ha poi precisato che le miscele destinate all’esportazione, nell’Unione o fuori, possono restare extravergine se ne rispettano i parametri.

In pratica: se imbottigli solo l’extravergine delle tue olive, per te non cambia nulla. Se compri olio da altri per completare le bottiglie, controlla la categoria di ogni partita prima di stampare “extra vergine”. Una circolare è un atto interpretativo e potrebbe essere aggiornata: ricontrolla lo stato della norma prima di andare in stampa.

Le indicazioni facoltative: cosa puoi aggiungere e a quali condizioni

Finito il blocco obbligatorio, puoi aggiungere altre informazioni. Alcune sono regolate e si possono usare solo a certe condizioni.

IndicazioneQuando puoi usarla
“Estratto a freddo”olio ottenuto sotto i 27 °C con percolazione o centrifugazione della pasta di olive
“Prima spremitura a freddo”olio ottenuto sotto i 27 °C con la prima spremitura meccanica, in un impianto tradizionale a presse idrauliche
Aciditàsolo insieme ai valori massimi di perossidi, cere e assorbimento nell’ultravioletto, con caratteri della stessa dimensione e nello stesso campo visivo
Caratteristiche organolettiche (fruttato, amaro, piccante)solo se basate su una valutazione condotta con il metodo ufficiale
DOP o IGPsolo per gli oli certificati, secondo il disciplinare

“Estratto a freddo” e “prima spremitura a freddo” non sono sinonimi: dipendono dall’impianto del frantoio. La maggior parte dei frantoi moderni lavora con impianti a ciclo continuo, quindi, se l’olio è uscito sotto i 27 °C, la dicitura giusta è di solito “estratto a freddo”. Chiedi al tuo frantoio prima di scriverla.

E se l’olio è biologico?

L’etichetta di un olio extravergine di oliva biologico riporta tutte le informazioni viste finora, più quelle del biologico: il logo europeo, il codice dell’organismo di controllo e l’indicazione del luogo in cui sono state coltivate le olive, per esempio “Agricoltura Italia”. Si possono usare solo con la certificazione in corso di validità. Prima della stampa conviene far controllare la bozza al tuo organismo di controllo.

Come impaginare l’etichetta su una bottiglia d’olio

Il metodo che fa risparmiare ristampe è uno: prima conti le informazioni, poi scegli il formato. Imposta il blocco obbligatorio alla misura minima, misura quanto spazio occupa e solo dopo decidi quanto deve essere grande l’etichetta. Il retro è quasi sempre il lato più affollato, per colpa della tabella nutrizionale: se non ci sta, alza l’etichetta, non rimpicciolire i caratteri.

Per le bottiglie da 50 e 75 cl i formati più usati vanno da 7×5 a 10×7 cm, in verticale sulle bottiglie strette. Le misure di riferimento per ogni contenitore sono nella guida alle dimensioni delle etichette per bottiglie e barattoli.

Qualche accorgimento in più:

  • Lascia 3–4 mm di margine fra il testo e il bordo di taglio.
  • Cura il contrasto: testo scuro su fondo chiaro. Sul vetro verde scuro un’etichetta trasparente con scritte nere si legge male.
  • Lascia uno spazio per lotto e termine minimo, se cambiano da una partita all’altra (vedi le domande frequenti).

Il materiale conta più che su altri prodotti, perché la bottiglia dell’olio passa spesso fra mani unte.

  • Carta patinata: colori vivi e testi nitidi. È la scelta più sicura per un retro pieno di informazioni.
  • Carta vergata: ha una superficie rigata che dà un’aria artigianale. Con i caratteri al limite della misura minima fai una prova di stampa.
  • Poliestere bianco lucido: è un film plastico e regge l’umidità meglio della carta. Non assorbe l’olio come la carta, che invece si macchia con una goccia. Si pulisce con un panno.
  • Poliestere trasparente: sul vetro chiaro il bordo quasi sparisce e resta la grafica. Rende meglio con scritte scure.

Le etichette per olio personalizzate si configurano in questi quattro materiali, con sei linee di taglio, misure da 3×3 a 12×12 cm o su misura e quantità predefinite da 50 a 5.000 pezzi. Prima della stampa ricevi un’anteprima gratuita via email o WhatsApp. Se hai i testi ma non sai come impaginarli, il reparto grafico li sistema senza costi. Vuoi toccare con mano carta e poliestere prima di decidere? Ordina i campioni.

Domande frequenti

La tabella nutrizionale è obbligatoria sull’olio extravergine?

Sì, sull’olio confezionato è obbligatoria dal dicembre 2016. Riporta per 100 ml o 100 g energia, grassi, acidi grassi saturi, carboidrati, zuccheri, proteine e sale. Non serve per forza un’analisi di laboratorio: i valori possono essere calcolati da dati generalmente stabiliti e accettati. Sono esentate le confezioni con la superficie più grande sotto i 25 cm² e i prodotti forniti direttamente dal produttore, in piccole quantità, al consumatore finale o a negozi locali che vendono al consumatore. Cosa siano le “piccole quantità” si valuta caso per caso: chiedi alla tua associazione di categoria.

Posso scrivere il nome della mia regione sull’etichetta dell’olio?

Non come indicazione d’origine. Sotto il livello dello Stato si scende solo con una DOP o una IGP: “olio toscano” su un olio non IGP non è ammesso. Il nome e l’indirizzo della tua azienda restano, perché servono a dire chi vende l’olio, non da dove viene.

Posso usare la stessa etichetta per più lotti?

Sì, se lasci uno spazio libero per i dati che cambiano. Molti produttori stampano tutto il testo fisso e completano lotto e termine minimo con un timbro o una stampante per date, con inchiostro indelebile. Prima di ordinare tutte le etichette, prova che l’inchiostro aderisca e non sbavi sul materiale scelto. La campagna di raccolta invece cambia una volta l’anno: conviene stamparla.

Quanto deve essere grande l’etichetta di una bottiglia d’olio?

Per le bottiglie da 50 e 75 cl si va di solito da 7×5 a 10×7 cm. La misura giusta dipende da quanto testo devi far stare con caratteri di almeno 1,2 mm, e dalla parte dritta del vetro. Per misurare la bottiglia segui la guida alle dimensioni delle etichette.

Cosa cambia per l’olio servito al ristorante?

In bar e ristoranti l’olio messo a disposizione dei clienti deve stare in bottiglie etichettate secondo le regole viste qui, con un tappo che non permetta di riempirle di nuovo dopo la prima apertura, il cosiddetto tappo antirabbocco. Se vendi olio ai ristoranti, prevedi bottiglie con questo tipo di chiusura.

In breve

Sul fronte metti denominazione, origine e quantità, con le cifre della quantità alte almeno 4 mm su una bottiglia da mezzo litro o da 75 cl. Sul retro scrivi la frase sulla categoria, la campagna di raccolta seguita dal termine minimo, la frase sulla conservazione, il responsabile, la sede se diversa, il lotto, la tabella nutrizionale e le indicazioni ambientali. Tutto con una x di almeno 1,2 mm. Se miscelavi extravergine e vergine, da luglio 2026 in Italia quel prodotto si vende come olio di oliva vergine. Quando i testi sono pronti, configura le etichette per olio personalizzate e controlla l’anteprima prima della stampa.